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SCIENZA  E  FEDE:  UN  DIALOGO  POSSIBILE

 

Di Fabiano D’Arrigo

 

Il 25 gennaio 2018 sulla rivista "Journal for the Scientific Study of Religion" viene pubblicato l'articolo "Perceptions of Religions Discrimination Among U. S. Scientists" dove si dimostra che negli Stati Uniti gli scienziati che manifestano un sentimento religioso sono esposti a discriminazioni rispetto ai loro colleghi che prudentemente si astengono dal manifestarli.

Eppure non c'è una scienza "cattolica" o "protestante"; "socialista", "nazista" o "laica"; c'è la scienza e basta. Giustamente la scienza rifiuta ogni qualificazione confessionale o ideologica. L'accettazione o meno di una tesi, che aspira alla scientificità, dipende solo dalle prove razionali e dalle corrispondenze tra le implicazioni della teoria con la realtà osservabile.

Per fortuna oggi, come si legge nell'articolo "Fede e scienza, è una questione di ricerca" pubblicato su "Avvenire" il 9 giugno 2024, nei laboratori scientifici non c'è più distinzione tra scienziati credenti e non credenti; tutti lavorano con lo stesso metodo, anche se "il modo di fare scienza" si carica "di una domanda di significato per sé, per gli altri e per tutto che ha... una ragionevolezza irriducibilmente positiva" e che dipende dalle credenze, dalle passioni e dagli interessi personali.

Dunque la moralità nella scienza non dovrebbe interrompere i sentieri della ragione, ma dovrebbe aprire vie nuove.

Addirittura, come argomentano Michel-Yves Bolloré ed Olivier Bonnassies nel loro poderoso saggio "Dio. La scienza, le prove. L'alba di una rivoluzione" pubblicato da Sonda nel 2024 e di cui si consiglia la lettura, "l'idea di Nietzsche e degli scienziati del diciannovesimo e del ventesimo secolo, che annunciavano la morte di Dio attraverso la scienza, oggi è a sua volta ferita a morte. Nella scienza del ventunesimo secolo, Dio è più vivo che mai".

E ciò perché la teoria del Big Bang che descrive l’inizio dell’Universo, quella del Big Freeze o Big Chill relativa alla morte termica dello stesso, la Relatività generale e quella ristretta, il principio antropico sulla regolazione estremamente fine e precisa dei parametri cosmologici fondamentali per rendere possibile la vita e l’esistenza umana pongono delle questioni metafisiche.

L’Universo è frutto del caso oppure è l’opera di un dio creatore ovvero un’intelligenza creatrice immanente o esterna e trascendente?

Perché esiste l’uomo e qual è lo scopo della sua vita?

Bolloré e Bonnassies nel loro saggio, scritto con un linguaggio facile e da tutti comprensibile, esplorano queste due domande ed offrono un resoconto favorevole “sulla possibile esistenza di un dio creatore” in base alle conoscenze razionali più aggiornate. Non intendono difendere una religione specifica, né discutere sulla natura e gli attributi di Dio che è molto di più di un’intelligenza creatrice. Sicuramente danno un contributo prezioso al dialogo tra la scienza e la religione.

Molti altri scienziati contemporanei, del resto, ritengono che la concezione di un Universo materiale frutto del caso sia errata e che l’ipotesi di un’intelligenza creatrice sia molto più che un’ipotesi.

Così il fisico materialista Lee Smolin afferma con stupore: “La struttura [dell’Universo] è molto più complessa di quanto non sarebbe se le sue leggi e le sue condizioni iniziali fossero state scelte a caso”.

Anche il fisico Charles Townes, premio Nobel 1964, sostiene: “Molti [cosmologi] hanno la sensazione che l’intelligenza sia stata… coinvolta nelle leggi dell’Universo. Il determinismo non regge più”.

Il fisico Robert W. Wilson, scopritore della radiazione cosmica di fondo e premio Nobel 1978, dice: “C’è sicuramente stato qualcosa che ha regolato il tutto. A mio parere, per chi è religioso secondo la tradizione giudaico-cristiana, non esiste una teoria dell’origine dell’universo che su questo punto possa meglio corrispondere alla Genesi”.

I fisici Antonino Zichichi e Carlo Rubbia, premio Nobel 1984, sono convinti che la scienza si contrapponga alla cultura del caso, perché “guardando la natura, si scopre che esiste un ordine troppo preciso che non può essere il risultato di un ‘caso’, di un equilibrio tra ‘forze’ come noi fisici continuiamo a sostenere. [C’è] un ordine prestabilito nelle cose. Noi fisici arriviamo a Dio percorrendo la strada della ragione, altri seguono la strada dell’irrazionale” (Carlo Rubbia).  

Oggi è sempre più raro trovare uomini di scienza atei, perché - come scrive Pascual Jordan fisico e cosmologo - “da parte della scienza non vi sono obiezioni all’esistenza di un dio creatore”.

Nell’ambito della filosofia delle scienze Antony Flew, dopo aver fatto professione di ateismo, finisce per riconoscere che “gli argomenti più impressionanti a favore dell’esistenza di Dio sono quelli avvalorati dalle recenti scoperte scientifiche”.

E Karl Popper critica le tesi del multiverso sull’esistenza di universi multipli o paralleli al nostro (elaborate per contrastare la teoria del Big Bang), in quanto mitologiche non potendo essere verificate essendo “al di fuori dell’ambito esperienziale delle scienze” ovvero senza implicazioni osservabili eventualmente erronee.

Ma alcuni studiosi, ad esempio Stephen Hawking e Tony Rothman, parlano di una probabilità infinitesimale che il nostro Universo “sia nato dal Big Bang”, della “tentazione di fare un salto di fede dalla scienza alla religione” e delle “implicazioni religiose” sulle origini dell’Universo comunque da evitare.

A cosa ci si riferisce con le espressioni “recenti scoperte scientifiche” ed “ambito esperienziale”?

Fin dall’antichità, con la sola eccezione del popolo ebraico, si riteneva che l’Universo materiale fosse eterno, ovvero senza un inizio né una fine, e ciclico. Due erano le ragioni: 1) era un’idea intuitiva come quella del Sole in movimento attorno alla Terra; 2) l’ammissione di un inizio dell’Universo implicava l’esistenza di un’intelligenza creatrice eterna, idea questa fortemente avversata dal materialismo e dall’ateismo.

Parmenide, Eraclito ed Aristotele; Nietzsche e Sartre; Marx ed Engels; Comte ed i positivisti, Darwin; Freud volendo negare l’esistenza di un dio creatore, hanno reagito con violenza alla concezione di un inizio dell’Universo.

Addirittura i regimi totalitari del ventesimo secolo (quello sovietico e quello nazista) hanno discriminato, hanno esiliato, hanno deportato nei gulag nei lager e negli ospedali psichiatrici, hanno condannato a morte i sostenitori delle teorie dell’origine dell’Universo. Teorie antimarxiste ed antisovietiche in U.R.S.S.; analogamente per il Terzo Reich teorie “vomitevoli”, “infette”, “non tedesche” sostenute anche dallo “sporco ebreo” Albert Einstein. Ecco le bizzarre tragiche coincidenze della storia.

Insomma le teorie antiche, quelle moderne scoperte a partire dal sedicesimo secolo (l’eliocentrismo, la legge di gravitazione universale, ecc.) nonché le politiche dei regimi totalitari miravano a sostenere l’eternità della materia e la stabilità dell’Universo, minando così le fondamenta dell’idea dell’esistenza di un dio creatore quasi che la scienza fosse incompatibile con la religione.

A partire dal ventesimo secolo le nuove scoperte scientifiche già accennate, purtroppo poco conosciute e non assimilate per diversi motivi dall’opinione pubblica, hanno rivoluzionato la nostra visione del Cosmo. In sintesi queste nuove scoperte dimostrano che l’Universo non è statico, ma dinamico; non è caotico, ma ordinato.

L’Universo nasce circa 14 miliardi di anni fa dalla grande esplosione con espansione della “singolarità” iniziale, un punto per così dire dove si concentrava tutta la materia sotto forma di energia a densità e temperatura altissime: è la teoria del Big Bang formulata negli anni Venti del secolo ventesimo e confermata nel 1964 con la scoperta fortuita della radiazione cosmica fossile di fondo, un residuo della prima luce emessa dall’Universo 380.000 mila anni dopo il Big Bang (T=0), che permane nell’Universo osservabile.

Con il Big Bang nascono lo spazio, il tempo e la materia: elementi che prima del Big Bang non esistevano, sono connessi tra loro in uno spazio-tempo curvato dall’energia e quindi relativi a seconda del sistema di riferimento (Relatività generale 1917 e Relatività ristretta 1905).

Il Big Bang corrisponde ad un processo evolutivo con progressiva espansione dell’Universo secondo rigorosi parametri indispensabili per lo sviluppo dei corpi celesti, della vita vegetale, animale ed umana (principio antropico e regolazione fine 1973). Tale espansione, inizialmente negata da Einstein con la “costante cosmologica” introdotta nel 1917, venne confermata nel 1929 dall’osservazione dell’allontanamento delle galassie dal riferimento terrestre; nel 1932 venne sostenuta anche da Einstein; infine nel 1998 ne venne scoperta l’accelerazione.

In base alle attuali conoscenze l’espansione del Cosmo non si arresterà mai fino alla morte termica completa, all’entropia finale. Ad esempio il Sole molto probabilmente tra 4,5 milioni di anni diventerà una gigante rossa, quindi una nana bianca e poi si spegnerà. Anche tutte le altre stelle formatesi all’interno dell’Universo si spegneranno (o si sono già spente) per mancanza di combustibile.

E’ il secondo principio della termodinamica a giustificare l’aumento globale ed irreversibile dell’entropia dei corpi celesti fino alla totale morte termica dell’Universo estremamente dilatato, senza più attività termodinamica e tendente allo zero assoluto (oltre i 10’°° anni).

Le teorie di cui sopra sono correlate fra loro: la morte termica implica il Big Bang con uno sviluppo irreversibile (“lineare”, perché no?) e la necessità di un confine spazio-temporale passato di un Universo che si espande è confermata anche dal teorema di Borde-Guth-Vilenkin formulato nel 2003.

Dunque la causa del Big Bang non può essere né spaziale né temporale né materiale; ma è oggetto di discussione.

Che cosa c’era prima del Big Bang? Una realtà sotto forma di informazione matematica? Un’intelligenza creatrice? L’assenza di qualsivoglia causa?

E l’entropia finale che cosa comporterà? Dominerà infine il nulla?

E’ logico e ragionevole riconoscere che dai recenti saperi scientifici si fanno avanti implicazioni metafisiche, a meno che non si ammettano l’eternità e la ciclicità dell’Universo materiale contraddette però dalle ultime conoscenze scientifiche. Implicazioni che sollevano l’ipotesi di un’intelligenza creatrice quale causa del Mondo, dato che - come affermava Parmenide - “dal nulla assoluto non può nascere nulla”: un’intelligenza trascendente, o al limite immanente e distinta, oggetto di una possibile conoscenza razionale, non sperimentale e produttrice di implicazioni osservabili.  

Nicolò Copernico, Galileo Galilei, Isac Newton, ovvero i fondatori della scienza moderna, postularono l’autonomia della scienza dalla fede e continuarono a professare la religione cristiana.

Albert Einstein, muovendo dalle sue ricerche scientifiche, arrivò ad ammettere, secondo le concezioni deiste, l’esistenza di un Dio creatore: il “Dio di Spinoza che si rivela nell’armonia… ordinata di tutto ciò che esiste, non… un Dio [personale] che si preoccupa del destino e delle azioni degli esseri umani”.

Anche il matematico Kurt Godel, di cultura luterana ed amico fraterno di Einstein, era deista e nutriva sospetti verso la religioni confessionali. Tentò di dimostrare l’esistenza di Dio con la semplice logica e contrastò il positivismo materialista.

Sembra, dunque, che la pratica della scienza, soprattutto nell’epoca attuale, avvicini all’intelligenza creatrice dell’Universo e dia un fondamento razionale alla fede religiosa. Così un proficuo confronto tra le scoperte scientifiche e le credenze religiose appare possibile, purché si eviti ogni concordismo stupido e fuori luogo.

Altri fattori extrascientifici possono indurre a considerare l’esistenza di un dio creatore, o del Dio biblico, come probabile: la peculiarità della storia del popolo ebraico e le verità bibliche sul Cosmo e sull’uomo in antitesi con quelle delle altre culture antiche; i miracoli evangelici che scaturivano dalla fede e promuovevano alla fede; gli eventi soprannaturali razionalmente inspiegabili (almeno secondo le conoscenze acquisite); le norme morali che regolano la coscienza universale al di là delle convenzioni; le diverse prove filosofiche.

Naturalmente tali fattori possono indurre anche allo scetticismo o al negazionismo.

Insomma su dio è stato detto tutto e il contrario di tutto. Infatti dio, personalmente il Dio biblico, è il mistero che interpella la ragione e la coscienza degli uomini e delle donne che vogliono dare un senso alla loro vita.

 

Lucca, 24 giugno 2024

 

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