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Giovanni Pellegrino: Lo spiegai a D’Alema: Mani Pulite colpiva tutti. Nel Pds mi isolarono

 

di Francesco Verderami

 

L'avvocato ed ex parlamentare che si trov a presiedere la Giunta per le immunit del Senato quando nel 1992 scoppi Tangentopoli: L’obiettivo era il primato del potere giudiziario

 

 

Giovanni Pellegrino, classe 1939, laurea in Giurisprudenza, avvocato amministrativista, senatore dal ‘90 al 2001 per il Pci e poi per il Pds, stato presidente della Provincia di Lecce con i Democratici di sinistra dal 2004 al 2009

 

Il principio che ispir Mani Pulite e che si basava sul primato del potere giudiziario, era in contrasto con il disegno costituzionale. Nei giorni in cui la Prima Repubblica cadde, Giovanni Pellegrino vide cose che nel Palazzo non si erano mai viste. E ora dice cose che non si erano mai sentite. Almeno da parte di un (ex) parlamentare del Pci-Pds, che si trov a presiedere la Giunta per le immunit del Senato quando nel 1992 scoppi๒ Tangentopoli. Da l passarono molte richieste di autorizzazione a procedere del pool di Milano contro i potenti della politica. l che sfilarono molti imputati eccellenti.

Nativo di Lecce, avvocato per professione e vocazione, Pellegrino fu uno dei pochi garantisti a sinistra. Di quel periodo convulso ricorda ogni dettaglio, ricordo per esempio Severino Citaristi, il segretario amministrativo della Dc. Appena in qualche parte d’Italia veniva aggiudicato un appalto, lui vi planava come un condor, pretendendo dalla cordata vincente la fetta maggiore della tangente. Che spettava alla forza di maggioranza relativa. Severino era una bravissima persona, ritenuto di gran lunga il pi onesto nella stessa Dc. Che non a caso l’aveva scelto come tesoriere, sapendo che non si sarebbe appropriato di una lira e che avrebbe diviso i soldi tra le correnti dicc. Secondo il manuale Cencelli.

Da Milano arrivavano richieste di autorizzazione a procedere a ripetizione.
E ogni volta che lo convocavo, Citaristi si presentava con un fogliettino. “Le imputano di aver ricevuto tanti milioni di lire dall’industriale tal dei tali”, gli dicevo. E lui rispondeva: “S, vero”. Oppure: “No, ne ho presi di pi๙”. O ancora: “No, da questo signore non ho ricevuto nulla”. E si capiva che qualche imprenditore aveva detto agli altri soci di aver pagato a Citaristi la tangente, che invece aveva tenuto per s. La verit che tutti i partiti godevano di finanziamenti irregolari.

Proprio tutti?
Anche il Movimento sociale italiano. Ne parl in commissione Stragi il senatore Alfredo Mantica, un sanbabilino colto che raccont quando — durante un congresso missino — si avvicin al leader della sua corrente: “Siamo una forza rivoluzionaria”, gli disse. E l’altro, indicando la platea: “Li vedi questi? Met sono sul libro paga del ministero dell’Interno, met su quello delle Forze armate”. Per aver riferito il pensiero di Mantica, Gianfranco Fini voleva querelarmi. Poi evit perch la frase di Mantica era stata verbalizzata.

E il Pci-Pds?
Apparentemente il mio partito non prendeva soldi. Per nella cordata vincitrice di ogni appalto c’era sempre una cooperativa rossa con una percentuale dei lavori. Dal 10 al 15%. Rivedo ancora i nostri bellissimi congressi dove campeggiavano i cartelloni pubblicitari delle cooperative. Era chiaro il meccanismo di contabilizzazione dei finanziamenti irregolari. Ed era altrettanto chiaro che anche noi facevamo parte del sistema: una sorta di Costituzione materiale del Paese. Vista la situazione, due senatori, Giangiacomo Migone e se non ricordo male Filippo Cavazzuti, mi chiesero di accompagnarli ad un incontro con Achille Occhetto a Botteghe Oscure.

Cosa accadde?
Accadde che Migone disse al segretario: “ศ necessario che il partito riconosca di aver ricevuto soldi irregolarmente”. Il baffo di Occhetto si elettrizz: “Io non so nulla. Non ho mai saputo nulla”. E in parte era vero. Il modello di finanziamento del Pci era stato ideato da Palmiro Togliatti, che aveva affidato al suo consigliere politico Eugenio Reale l’organizzazione di una rete di imprese. Il “Migliore” voleva che la dirigenza restasse fuori dalla gestione dei fondi. Ma le imprese erano il vero polmone economico del partito, specie quelle che avevano rapporti commerciali con l’Unione Sovietica. Insomma, le forze di governo erano finanziate dalla Cia e da Confindustria, mentre il Pci era finanziato dal Kgb e dalle societ che sostanzialmente gli appartenevano. E quando i finanziamenti russi cessarono, il Pci inizi ad essere alimentato dalle cooperative che partecipavano agli appalti pubblici.

Per il partito formalmente ne rimaneva fuori.
Eeeh... Insomma. Per gli ultimi segretari amministrativi non fu proprio cos. La torsione giustizialista impressa dalla Procura di Milano aveva iniziato a preoccuparmi, perch contestava come reati di corruzione aggravata tutti i finanziamenti irregolari ai partiti che andava accertando. Avevo il timore che cos anche il Pci sarebbe stato coinvolto nell’inchiesta. Perci decisi di parlarne a Massimo D’Alema.

Quando?
Era la primavera del 1993. Mi concesse un incontro ma dopo pochi minuti mi zitt: “Come al solito voi avvocati siete contro i pubblici ministeri. Volete capirlo che questi di Milano stanno facendo una rivoluzione? E le rivoluzioni si sono sempre fatte con le ghigliottine e i plotoni d’esecuzione. Perci cosa vuoi che sia qualche avviso di garanzia o qualche mandato di cattura di troppo? Eppoi Luciano mi ha detto che possiamo stare tranquilli, perch Mani Pulite non se la prender con noi”ป.

Luciano ovviamente era...
Violante, chi altri?.

E come faceva a sapere che il pool non avrebbe toccato il Pds?
Violante era la voce della magistratura nel partito. Quel giorno me ne andai umiliato ma....

Ma?
Ma dopo la primavera arriv l’estate. A Milano Saverio Borrelli si era preso qualche giorno di riposo, in cui si era fatto fotografare a cavallo. Antonio Di Pietro e Piercamillo Davigo erano volati in Brasile a spiegare ai magistrati brasiliani come si potevano mettere in galera i politici. Gherardo Colombo era in tour per l’Europa a fare conferenze. E alla Procura era rimasto solo Gerardo D’Ambrosio. Che per aveva il cuore trapiantato e per il caldo dovette andare in ospedale.

Non c’era pi nessuno, quindi.
No. C’era Titti Parenti, che i colleghi del pool avevano sempre tenuto ai margini dell’inchiesta. Non le parve vero di potersi prendere la scena. Ed ebbe l’idea di mandare al Senato una richiesta di autorizzazione a procedere contro Marcello Stefanini, ultimo tesoriere del Pci e primo del Pds: gli contestava frode tributaria, finanziamento illecito e ovviamente corruzione aggravata. Dalle carte notai che la richiesta era debolissima ed ero gi deciso a rigettarla. Ma nel Pds intanto era scoppiato il putiferio.

Fecero pressioni su di lei?
In quei giorni a Lecce si teneva la festa dell’Unit e il segretario provinciale del partito mi chiam: “Stasera devi venire a cena con me, perch D’Alema vuole parlarti”. Quando ci sedemmo a tavola, D’Alema mi disse: “Mesi fa mi avevi fatto quel discorso complicato, fammi la cortesia di ripetermelo”. E per la prima e unica volta mi fece parlare interrottamente per venti minuti. Gli spiegai che Mani Pulite non tendeva a colpire la corruzione amministrativa ma il finanziamento irregolare della politica per svuotare di forza i partiti. Tutti i partiti. Per renderli deboli finanziariamente e politicamente. E per realizzare cos il primato del potere giudiziario.

Gli aveva descritto un sistema che i nemici delle toghe definirebbero un colpo di Stato.
Ma era stato Borrelli di fatto a teorizzarlo in un’intervista. Aveva detto che se l’Ottocento era stato il secolo dei Parlamenti e il Novecento quello degli esecutivi, non escludeva che il secolo seguente sarebbe potuto essere il secolo della giurisdizione.

E D’Alema?
Cap che delle assicurazioni di Violante non poteva fidarsi. Mi disse: “Certi concetti non posso esprimerli io, altrimenti Occhetto mi brucia. Parlane tu ogni tanto. Ti coprir le spalle”. Quando iniziai a fare dichiarazioni di quel tenore i senatori del Pds, quasi tutti giustizialisti, chiesero la mia espulsione. Per due volte fu il capogruppo Cesare Salvi a salvarmi, d’intesa con D’Alema. Finch contro di me si scagliarono i magistrati. Una sera il Tg3 mand in onda un servizio con gli interventi di Borrelli, Gian Carlo Caselli e Agostino Cordova. Che disse in tv: “Gliela far vedere io al senatore Pellegrino”. E pochi giorni dopo tocc al povero Antonio Bassolino beccarsi un avviso di garanzia per peculato: l’accusa era “uso indebito del telefonino di servizio”, che lui aveva utilizzato anche per chiamare la moglie.

Ebbe modo di riparlare con D’Alema?
D’Alema faticava a seguire la linea giustizialista imposta da Violante, perch convinto del primato della politica e perch non aveva stima delle varie corporazioni giudiziarie. Quando divenne segretario del Pds, accompagnai a Botteghe Oscure due magistrati del Tar che iniziarono a parlargli malissimo dei loro colleghi del Consiglio di Stato. E lui comment: “Delinquenti loro, delinquenti voi”....

Ma il disegno che lei paventava non si realizz.
Perch la magistratura un potere diffuso: ognuno fa come gli pare. Infatti la Procura di Brescia colp Di Pietro, che aveva ambizioni politiche.

In effetti, dopo aver lasciato la toga, fu ministro del governo Prodi e poi leader di partito.
Ma la sua ambizione era diventare presidente del Consiglio. Se penso a quegli anni mi viene da piangere. Mani Pulite non realizz il suo disegno ma distrusse il sistema dei partiti. Avevo stima dei magistrati di Milano, Borrelli li guidava benissimo. Ma il loro principio, che si basava sul primato del potere giudiziario, era in contrasto con il disegno costituzionale.

 

(da www.corriere.it – 3 giugno 2024)

 

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