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La “SPENDING REVIEW” ovvero “REVISIONE DELLA SPESA”.    

 

Di Paolo Razzuoli

 

Obiettivi: eliminare gli sprechi e adeguare le procedure per rendere la spesa pubblica efficace ed efficiente. Parametri che la Pubblica Amministrazione mai avrebbe dovuto dimenticare.

 

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Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 30 aprile 2012,  ha esaminato il rapporto sulla spending review “elementi per una revisione della spesa pubblica”, illustrato dal Ministro per

i Rapporti con il Parlamento e il Programma di governo, Piero Giarda.

Al termine della seduta si e’ svolta una interessante conferenza stampa per illustrare le decisioni adottate.

     IL presidente Monti ha avuto parole molto dure (ha usato il termine “sdegno”) nei confronti di chi, avendo governato ed ancora proponendosi come classe futura di governo, in qualche modo incita alla ribellione fiscale, o a personali ed arbitrarie compensazioni fra crediti e debiti verso lo Stato.

    Sempre Monti, all’attacco sulla politica fiscale seguita dal precedente governo, pur non nominando mai direttamente Berlusconi. Ha detto il presidente del Consiglio che l’abolizione dell’Ici sulla prima casa e’ stato un errrore che ha certamente contribuito a determinare l’attuale inasprimento dell’Imu. L’abolizione dell’Ici, ha proseguito Monti, e’ stata un’anomalia nel contesto europeo ove e’ presente una tassazione su tutti i fabbricati.

    Un’altra doccia fredda e’ arrivata quando Monti ha chiaramente detto che con la revisione della spesa pubblica, la cosiddetta “spending review”, non e’ scongiurato l’aumento di due punti dell’Iva, gia’ previsto a partire dal prossimo mese di settembre. La questione rimane pertanto subordinata all’esito dell’operazione di revisione e del conseguente risparmio sulla spesa pubblica e, piu’ in generale al conseguimento degli obiettivi di finanza pubblica.

    Il Governo nominera’ enrico Bondi, che a suo tempo tolse dalla palude Parmalat, commissario per la gestione dell’operazione di revisione della spesa.

  Meritano un attento esame anche le risorse pubbliche destinate alle imprese, così come quelle che affluiscono ai partiti politici e ai sindacati. Ha quindi nominato -nell’ambito di tale obiettivo – il Prof. Giuliano Amato per il comparto di finanziamenti ai partiti ed ai sindacati, e il Prof. Francesco Giavazzi, per il comparto riguardante gli incentivi alle imprese.

 Tre supertecnici, ( qualcuno gia’ li ha definiti ministri ombra), a cui si affida il “Governo tecnico” per un’operazione che, oltre a portare risparmi, dovra’ puntare ad una riqualificazione per efficienza ed efficacia della spesa pubblica. Problema certamente reale, per altro antico nel costume italiano. Problema difficile da risolversi giacche’ tutti parlano di sprechi, ma a fare i sacrifici debbono essere sempre gli altri.

 Penso che vadano definiti alcuni confini. Laddove vi sono sprechi, e ve ne sono in ogni comparto della Pubblica Amministrazione, vanno colpiti con fermezza giacche’ essi rappresentano un male anche se prodotti da comparti strategici.

 Cio’ posto, non si puo’ pero’ “gettare il bambino con l’acqua sporca”, colpendo ovunque, anche in settori che sono strategici per lo sviluppo del Paese, per i quali, anzi, dovranno essere garantiti adeguati investimenti. 

E’ quindi da sperare che la logica non sia quella dei tagli lineari che colpiscono un po’ tutti indiscriminatamente. L’esperienza non autorizza certo ottimismi. Le intenzioni sono comunque di cambiare strada. Vedremo!  

Ma portiamo ora il focus sul documento di revisione della spesa, approvato dal Governo. 

Il rapporto, che segue l’approvazione del Documento di Economia e Finanza di mercoledì 18 aprile, analizza le voci di spesa delle pubbliche amministrazioni,

con la finalità di evitare inefficienze, eliminare sprechi e ottenere risorse da destinare alla crescita. La razionalizzazione e il contenimento dei costi

sono infatti fondamentali per garantire, da un lato il raggiungimento degli obiettivi di finanza pubblica, dall’altro l’ammodernamento dello Stato e il

rilancio dell’economia e dell’occupazione.

 

Il rapporto pone l’accento su cinque anomalie di sistema:

 

1. La prima riguarda la struttura della spesa pubblica italiana. In Italia si spende meno della media dei Paesi OCSE per la fornitura di servizi pubblici

e per il sostegno agli individui in difficoltà economica mentre le spese per gli interessi sul debito pubblico e per le pensioni superano la media europea.

Queste due voci valgono circa 310 miliardi di euro, una cifra che ostacola la flessibilità di gestione e adattamento della risposta pubblica alle domande

provenienti dall’economia.

 

2. La seconda è rappresentata dal costo della produzione dei servizi pubblici. L’aumento dei costi di produzione dei servizi pubblici (scuola, sanità, difesa,

giustizia, sicurezza) non è stato accompagnato da un adeguato livello di qualità. Queste spese, secondo i dati ISTAT, sono cresciute in trenta anni, dal

1980 al 2010, molto più rapidamente dei costi di produzione dei beni di consumo privati. Se i costi del settore pubblico fossero aumentati nella stessa

misura del settore privato, la spesa per i consumi collettivi oggi sarebbe stata di 70 miliardi di euro più bassa.

 

3. La terza è l’aumento delle spesa dovuto alle diffuse carenze nell’organizzazione del lavoro all’interno delle amministrazioni, nelle politiche retributive

e nelle attività di acquisto dei beni necessari per la produzione.

 

4. La quarta riguarda l’evoluzione della spesa e la sua governance. Negli ultimi vent’anni, ad esempio, la spesa sanitaria è aumentata passando dal 32,3

per cento al 37 per cento del totale della spesa pubblica mentre la spesa per l’istruzione è scesa dal 23,1 per cento al 17,7 per cento. Ciò è dovuto in

parte all’andamento demografico, in parte a decisioni che riguardano la sfera politica e la struttura degli interessi costituiti.

 

5. La quinta anomalia è nel rapporto centro-periferia, per cui gli enti locali esercitano le stesse funzioni, a prescindere dalle dimensioni e caratteristiche

territoriali. Questo porta a una lievitazione dei costi negli enti con un numero inferiore di abitanti.

 

Secondo il rapporto, la spesa pubblica “rivedibile’’ nel medio periodo è pari a circa 295 miliardi di euro. A breve termine, la spesa rivedibile è notevolmente

inferiore, stimabile in circa 80 miliardi. Nell’attuale situazione economica, il Governo ha ritenuto necessario un intervento volto alla riduzione della

spesa pubblica per un importo complessivo di 4,2 miliardi, per l’anno 2012, al quale tutte le amministrazioni pubbliche devono concorrere. Questo importo

potrebbe servire, per esempio, a evitare l’aumento di due punti dell’IVA previsto per gli ultimi tre mesi del 2012.

 

Una riduzione di 4,2 miliardi, da ottenersi in 7 mesi (1° giugno-31 dicembre 2012) equivale a 7,2 miliardi su base annua e corrisponde perciò al 9% della

spesa rivedibile nel breve periodo (80 miliardi).

 

La riduzione, non lineare ma selettiva, sarà realizzata potenziando la linea di risparmio seguita dal Governo nei primi mesi di attività: ad esempio i risparmi

(per oltre 20 milioni di euro) prodotti dalla Presidenza del Consiglio grazie alla diminuzione delle consulenze e ai tagli all’organico, la riduzione degli

stipendi dei manager pubblici, i tagli sui voli di stato e sulle “auto blu”, la soppressione di enti, o la riforma delle province (in allegato al comunicato

stampa la sintesi dei tagli effettuati).

 

Una direttiva del Presidente del Consiglio, su proposta del Ministro Giarda, indicherà ai Dicasteri le linee da seguire per contenere le spese di gestione.

La direttiva disciplina specificamente il contributo che le amministrazioni centrali sono tenute a prestare per il raggiungimento dell’obiettivo della

riduzione sopra indicato. Gli interventi richiesti vanno dall’eliminazione di sprechi ed eccessi di risorse impiegati, alla revisione dei programmi di

spesa, al miglioramento delle attività di acquisto di beni e servizi, alla ricognizione degli immobili pubblici in uso alle pubbliche amministrazioni al

fine di possibili dismissioni.

 

Per il coordinamento generale delle attività è costituito il comitato dei Ministri per la revisione della spesa, presieduto dal Presidente del consiglio

dei Ministri e composto dal Ministro delegato per il Programma di governo, dal Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, dal Viceministro

dell’economia e delle finanze e dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

 

Per assicurare rapida esecuzione al programma di revisione della spesa, soprattutto in ragione delle straordinarie condizioni di necessità e urgenza che

impongono un intervento deciso sull’economia, il Consiglio dei Ministri ha previsto, con decreto legge, la funzione di Commissario straordinario per la

razionalizzazione della spesa per acquisti di beni e servizi con il compito di definire il livello di spesa per voci di costo. Per l’incarico sarà nominato

- come gia’ detto - Enrico Bondi.

Tra i compiti affidati al Commissario ci sono quello di coordinare l’attività di approvvigionamento di beni e servizi da parte delle PA, incluse tutte le

amministrazioni, autorità, anche indipendenti, organi, uffici, agenzie o soggetti pubblici, gli enti locali e le regioni, nonché assicurare una riduzione

della spesa per acquisti di beni e servizi, per voci di costo, delle amministrazioni pubbliche. Il Commissario potrà segnalare al Consiglio dei Ministri

le norme di legge o regolamento che determinano spese o voci di costo e che possono essere razionalizzate. Potrà inoltre proporre al Consiglio la sospensione

o la revoca di singole procedure relative all’acquisto di beni e servizi e l’introduzione di nuovi obblighi informativi a carico delle PA.

 

1 maggio 2012

 

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